Pergolesi, Cimarosa e Paisiello: i maestri napoletani del Settecento
8 settembre 2026
Dopo Alessandro Scarlatti, la scuola napoletana continuò a produrre compositori che avrebbero conquistato i teatri di tutta Europa. Tre nomi, in particolare, meritano di essere conosciuti anche da chi si avvicina alla musica classica per la prima volta.
Giovanni Battista Pergolesi ebbe una vita brevissima — morì a soli 26 anni — ma lasciò un capolavoro che da solo basterebbe a garantirgli un posto nella storia: "La serva padrona", un piccolo intermezzo comico che è considerato tra gli atti fondativi dell'opera buffa europea. La sua leggerezza, l'uso del dialogo musicale quasi "naturale" tra i due soli personaggi, influenzò compositori per generazioni.
Domenico Cimarosa, napoletano di nascita, ebbe una carriera decisamente più lunga e internazionale, lavorando anche alla corte di Caterina II di Russia e a Vienna. La sua opera più famosa, "Il matrimonio segreto", resta ancora oggi in repertorio nei teatri di tutto il mondo, apprezzata per la brillantezza dei dialoghi musicali e la scrittura vocale elegante.
Giovanni Paisiello, anche lui formatosi a Napoli, fu tra i compositori più celebri e pagati d'Europa nel suo tempo, tanto da lavorare per Caterina II di Russia e successivamente per Napoleone. La sua versione del "Barbiere di Siviglia", scritta decenni prima di quella più famosa di Rossini, fu un enorme successo internazionale.
Tre percorsi diversi, ma un tratto comune: tutti e tre si formarono nei conservatori napoletani, dimostrando quanto quel modello educativo — allievi che imparano facendo musica insieme, fin da giovanissimi — fosse già allora una scuola capace di generare talenti di livello europeo.