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La canzone napoletana: da 'O Sole Mio a Pino Daniele

8 settembre 2026
Se la Scuola Musicale Napoletana è la storia "colta" della musica a Napoli, la canzone napoletana ne è la controparte popolare — e probabilmente la forma di musica italiana più conosciuta all'estero, insieme all'opera. Le sue radici affondano nelle feste popolari della città, su tutte la festa di Piedigrotta, che dall'Ottocento divenne anche un'occasione per lanciare nuove canzoni in concorsi affollatissimi. È in quel contesto che nascono brani entrati per sempre nell'immaginario collettivo: "Funiculì Funiculà", scritta per celebrare l'apertura della funicolare del Vesuvio, o "'O Sole Mio", forse la canzone italiana più cantata al mondo, capace di attraversare culture e generazioni senza perdere forza. La canzone napoletana classica univa melodie ampie e cantabili a testi in dialetto che parlavano di amore, mare, nostalgia — sentimenti universali raccontati con un colore linguistico unico. Non stupisce che tanti grandi tenori d'opera, da Enrico Caruso in poi, abbiano inserito questi brani nel proprio repertorio da concerto. Nel secondo Novecento la tradizione non si è fermata, ma si è trasformata. Pino Daniele, a partire dalla fine degli anni Settanta, ha fuso la lingua e l'anima napoletana con blues, jazz e funk, creando un suono nuovo che restava riconoscibilmente partenopeo pur parlando un linguaggio musicale internazionale. È la dimostrazione che una tradizione viva non è quella che resta immobile, ma quella capace di rinnovarsi restando fedele a se stessa — lo stesso spirito con cui, ancora oggi, si può studiare sia il repertorio classico napoletano sia la canzone moderna nello stesso percorso didattico.